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CSG 3

Il progetto prevede l’accorpamento e la riconfigurazione di due particelle edilizie adiacenti, all’interno di una vecchia officina per la lavorazione dei latticini, poco distante dal Naviglio Pavese.

Lo sviluppo longitudinale degli appartamenti lungo il ballatoio esterno del caseggiato è stato il dato di partenza con cui confrontarsi e, per quanto possibile, contraddire nel corso dei lavori.

L’unione degli appartamenti è stata realizzata attraverso la demolizione di un tramezzo in laterizio che, dopo una preventiva analisi, si è rivelato non incidere sulla statica generale dell’edificio.

Se la rimozione di questa parete non ha suscitato preoccupazioni, maggiore attenzione ha, invece, richiesto la condizione statica dei solai della particella originaria adiacente il blocco scale, là dove la freccia degli stessi raggiungeva valori importanti.

Di concerto con i Clienti è stato, dunque, concordato di procedere al consolidamento strutturale dei solai, prima, ed alla sostituzione dei controsoffitti, poi.

La rimozione dell’esistente caldana in calcestruzzo, ormai in stato di disgregazione, ci ha indotto a liberare completamente la scatola edilizia, eliminando l’intero sistema dei tramezzi. L’esigenza statica si è presto rivelata l’opportunità architettonica per ripensare la distribuzione ed il ritmo degli spazi interni.

Una volta consolidati i solai esistenti con una nuova soletta armata solidarizzata alle travi in acciaio sottostanti, abbiamo lavorato ad un impianto planimetrico semplificato, in cui la creazione di un blocco servizi centrale ci ha consentito di superare il precedente schema lineare definendo un sistema di stanze in comunicazione diretta.

Il contenimento degli impianti all’interno delle nuove partizioni in cartongesso è stato, poi, lo stratagemma per evitare soluzioni di continuità che potessero pregiudicare le prestazioni statiche della nuova soletta.

Interventi minori sono stati, invece, realizzati nella seconda particella abitativa in cui la nostra attenzione si è soffermata, a cascata, sulla riconfigurazione della zona giorno e la rifinitura degli spazi in genere.

In questi locali, la rimozione della parete divisoria tra i due appartamenti è stata l’occasione per ingrandire il vecchio salone, enfatizzandone la posizione ed il ruolo centrale nella nuova pianta. In parallelo ed in maniera analoga, un intervento misurato sugli spazi del bagno esistente ci ha consentito di restituire dignità alla cucina, situata in un’appendice del salone.

L’integrazione di questi ambienti è affidata ad un’articolata macchina ebanistica che con l’utilizzo sapiente dei materiali e dei volumi collega i locali in maniera fluida.

La transizione dal salone alla cucina si realizza, così, in due corpi verticali collegati da un volume orizzontale adibito a banco per la preparazione e la cottura degli alimenti. Se, da un lato, il rivestimento dei volumi in laminato bianco segue le adiacenti pareti in muratura fino a divenire parte della loro pelle, dall’altro, la matericità delle opere di falegnameria si rivela con l’apertura delle ante e l’apparire degli interni in multistrato di betulla. Un’installazione di Adrien Rovero, infine, impreziosisce il sistema e, con i suoi colori, strizza l’occhio agli elementi in gioco: l’acqua ed il fuoco.

In maniera analoga, il collegamento della zona giorno alla zona notte è rafforzato da un arredo contenuto e dal profilo lineare che, in maniera silenziosa, accompagna il passaggio dal salone alle camere da letto.

Una strategia architettonica è stata affidata ai rivestimenti a pavimento e caratterizza, pertanto, l’impiego diffuso del parquet in Douglas a doga unica fornito dalla ditta Dinesen che, nel richiamare le radici culturali e geografiche dei Clienti, si propone come un lungo ed ininterrotto tappeto a collegamento degli ambienti.

Un materiale differente è stato, invece, adottato nei bagni, dove le ragioni di uso ci hanno spinto a rivestire le superfici orizzontali e verticali con una resina spatolata fornita dalla ditta Gobbetto, le cui colorazioni, ancora una volta, sono un omaggio diretto al territorio dei Committenti ed alla natura industriale dell’edificio.

Il progetto illuminotecnico è stato, infine, pensato e realizzato con il supporto della ditta Davide Groppi.

In questo caso, di concerto con il loro ufficio tecnico, è stata progettata e realizzata una luce ambientale e non puntuale che sottolineasse i volumi degli spazi più che le loro direttrici.

Fanno da contrappunto a quest’architettura della luce elementi puntuali e decorativi che si propongono come pause lungo il racconto degli spazi.

Il risultato finale, nonostante gli imprevedibili incidenti di percorso e conseguenti ritardi nel corso dei lavori, ha pienamente soddisfatto i Committenti.

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